Debian: rilevante o irrilevante non sono categorie interessanti

Debian e il suo sistema non più solo operativo, ma di metodo. Come la categoria, a volte, genera una deviazione su un terreno solido e troppo percorso, quando invece c'è un orizzonte molto più vasto da studiare. A volte, però, basta spostarsi di poco per accorgersi che con il proprio lavoro si stà rivoluzionando un sistema produttivo (avviso: questo testo è volutamente criptico! leggi l'articolo e sviluppa a piacere la tua opinione)

Sui principali canali web di informazione abbiamo assistito alla disputa debian irrilevante vs debian rilevante (ad esempio in questo post e in quest'altro), disputa originata da un articolo di Steven J. Vaughan-Nichols pubblicato recentemente su ZDNet.
Oggi ho letto questa intervista a Stefano Zacchiroli, project leader di Debian. Non voglio in questa sede commentare le sue affermazioni e nemmeno aggiungere altro alle tante parole "lanciate" nella discussione.
Vorrei piuttosto porre l'attenzione su quanto sia dispersivo, anche se legittimo, applicarsi in queste discussioni.

Considerare rilevante o irrilevante Debian significa porre sul piatto l'analisi dei dati (le specifiche tecniche dei software usati e il modo in cui essi interagiscono con la molteplicità dell'hardware su cui andranno ad operare), dei numeri (sia dei pacchetti che degli utenti che li usano, li sviluppano e li "pacchettizzano") e per ultimo degli "usi" (cosa ne viene fatto degli insiemi precedenti).
A mio parere l'errore risiede nel "combinare" tutto quanto detto a supporto di una o dell'altra tesi: non c'è nessuna tesi da dimostrare in realtà! Debian, ad oggi, non è un "progetto" ma un "sistema" non più solo operativo, ma sociale. Questo, per chi usa questo sistema operativo e "frequenta" gli ambienti Debian, sa che è ribadire un concetto conosciutissimo. Il "mitico" contratto sociale fa scuola, ma è nell'arretratezza dei dibattiti odierni che risiede il problema. Debian pone un evidente cortocircuito nelle logiche produttive a qualsiasi livello:

  1. Com'è possibile che al di fuori di una struttura gerarchica fissa e standardizzata venga prodotto un risultato coerente ed omogeneo?
  2. Com'è possibile che senza ridondanti ed evidenti titolazioni gerarchiche ci siano dei "responsabili di progetto" che non assumano posizioni "di rendita"?
  3. Com'è possibile che un approccio condiviso e radicale in termini di trasparenza e di cessione del prodotto finale sia non solo portato avanti, ma che addirittura attragga sempre più persone restando "immune" da strumentalizzazioni o abusi?

Questi sono i principali quesiti che nascono (a mio avviso) per il semplice motivo che la condivisione della conoscenza si adagia sul soffice cuscino dell'esempio wikipedia che, in apparenza, rimane circoscritta nell'ambito del "sapere": condivido sapere per aumentare sapere. In Debian avviene qualcosa che investe più livelli: condivido sapere informatico, tecnico, comunicativo, gestionale, giuridico per generare un prodotto che non condivide i (soli) saperi di partenza, ma che permette di operare negli ambiti dell'informatica e quindi in tutti gli ambiti lavorativi quotidiani senza soffrire problemi di costi, di licenze o di consulenze.
Se guardiamo al risultato ci rendiamo conto allora che la rilevanza o l'irrilevanza non è più del prodotto Debian Squeeze o Debian Lenny o altri, ma di quanto possa incidere dal punto di vista economico produttivo un sistema del genere.

Non sono un economista. Mi occupo di relazioni web e di politica ed un "fenomeno" come quello di Debian pone dei seri interrogativi sull'incisività sociale ed economica legate all'azione condivisa. È la dimostrazione di come la semplicità delle regole, il riconoscimento del lavoro e dell'impegno (dal più piccolo al più grande), insieme alla valutazione da parte di ogni persona di quelle che sono le proprie reali competenze e capacità (non sempre una grande competenza coincide con una grande capacità), conducano all'obiettivo di un sistema che permetta a chiunque - e qui sta l'universalità di Debian - di svolgere le sue attività in sicurezza e stabilità.
Non mi sento orgoglioso nel scrivere questo, ma utile. Questo è il vero pregio di Debian: essere utile!

Mi fermo qui per proporre, a chi ha più competenze, un quesito: se si applicasse il "sistema produttivo Debian" ad alcuni ambiti della società (ad esempio ad alcuni settori della Pubblica Amministrazione) o se s'insegnasse nelle scuole, come si potrebbe trasformare la società stessa?

Commenti

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ciao, è la prima volta che

ciao, è la prima volta che scrivo sul blog...sono più un economista che un informatico e come punto di partenza condivido quel che tu dici sulla discussione che si è sviluppata attorno a Debian. La mia opinione è che sia proprio la modalità produttiva (il modo di produzione, si sarebbe detto un tempo...) che genera Debian ad essere importante (e a differenziarla dalla maggior parte delle altre distro). Il discorso sarebbe, credo, troppo lungo per un blog (penso spesso di scriverci qualcosa ma non trovo mai il tempo) ma non ho ancora trovato una sintesi migliore di questa: "da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni", che come alcuni riconosceranno è un motto messo su a metà dell'800.
ciao

ciao Andrea. Cercavo proprio

ciao Andrea. Cercavo proprio te! anche se non ti conosco, il mio articolo punta proprio a far trascendere debian dall'ambito squisitamente informatico a quello socio-economico. E' importantissimo il contributo di persone con le tue competenze perché solo così si potrebbe riprodurre in altri ambiti il "sistema debian". che dici: coinvogliamo altre persone e buttiamo giù un po' di appunti sparsi?

Ciao lucors, complimenti

Ciao lucors,
complimenti per l'articolo: da studentessa di sociologia non posso che concordare con vari punti della tua analisi. ;)
Ovviamente il "fenomeno" Debian rimanda ad altre tipologie non del tutto nuove, quali la classica contrapposizione cattedrale vs bazaar, e bada bene che IMHO la stessa wikipedia produce sapere altrettanto pervasivo a livello sociale - in tutti gli ambiti, cioè, della società - di quanto può fare Debian.
Il discrimine, semmai, si può individuare:
1. nel carattere maggiormente specialistico del prodotto generato dai contributor di Debian, anche se ci sono contributi che non richiedono competenze particolari (traduzioni, supporto, ecc.);
2. nell'elevato controllo qualità che va un filo oltre la peer review di wikipedia: si pensi ad esempio ai controlli di lintian per i pacchetti

In termini di relazioni e strutture interne, tuttavia, concordo: l'accento non è da porre tanto su numeri e uso, quanto sulla peculiarità di un sistema sociale che si autoregola - democraticamente - e che consente di mantenere vivi e ben presenti obiettivi e regole.
Peraltro, IMO Debian è al tempo stesso sistema sociale e progetto: continua ad essere progetto, perché continua ovunque e da parte di chiunque la spinta propositiva verso differenti assetti; non ha affatto raggiunto un equilibrio - o meglio l'equilibrio momentaneo è frutto di spinte diverse e contrarie. La progettualità esiste tuttora, ed è base del cambiamento, ed è evidente quanto sulla progettualità si basi il "sistema sociale" Debian, se solo leggi la costituzione, che garantisce comunque la possibilità di cambiare e proporre idee/regole.

/me smette prima del chilometro di commento.
;)

MadameZou

Dunque lucros, come ti dicevo

Dunque lucros, come ti dicevo mi piacerebbe molto affrontare seriamente l'argomento...il tempo purtroppo mi manca (faccio il mammo per un po' e tra poco la piccola si sveglierà...). comunque la letturatura sull'argomento inizia ad essere piuttosto ampia (di recente ho trovato una pubblicazione critica di quello ui accennavo io che è qui: http://www.commoner.org.uk/N14/jmp-essay-full-the-commoner.pdf)
Il mio punto di partenza è invece questo: "Il furto del tempo di lavoro altrui, su cui poggia la ricchezza
odierna, si presenta come una base miserabile rispetto a una nuova
base che si è sviluppata nel frattempo e che è stata creata dalla grande
industria stessa. Non appena il lavoro in forma immediata ha cessato di
essere la grande fonte della ricchezza, il tempo di lavoro cessa e deve
cessare di essere la sua misura, e quindi il valore di scambio deve
cessare di essere la misura del valore d’uso. Il pluslavoro della massa
ha cessato di essere la condizione dello sviluppo della ricchezza
generale, così come il non- lavoro dei pochi ha cessato di essere la
condizione dello sviluppo delle forze generali della mente umana. Con
ciò la produzione basata sul valore di scambio crolla, e il processo di
produzione materiale immediato viene a perdere anche la forma della
miseria e dell’antagonismo. Subentra il libero sviluppo delle
individualità, e dunque non la riduzione del tempo di lavoro necessario
per creare pluslavoro, ma in generale la riduzione del lavoro necessario
della società a un minimo, a cui corrisponde poi la formazione e lo
sviluppo artistico, scientifico ecc. degli individui grazie al tempo divenuto
libero e ai mezzi creati per tutti loro".

a presto...

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[...] Debian: rilevante o irrilevante non sono categorie interessanti Debian, ad oggi, non è un “progetto” ma un “sistema” non più solo operativo, ma sociale. [...] Non sono un economista. Mi occupo di relazioni web e di politica ed un “fenomeno” come quello di Debian pone dei seri interrogativi sull’incisività sociale ed economica legate all’azione condivisa. Continua a leggere… [...]

[...] sabato ho segnalato un

[...] sabato ho segnalato un articolo molto interessante scritto da lucors sul blog di Debianizzati.Org (Debian: rilevante o irrilevante non sono categorie interessanti). Le domande che si pone lucors me le sono poste anche io, e avendo alle spalle qualche anno di [...]